5 Tappa:Ponte della Reina-Estella km.22.

Sveglia con l’ululato del vento. Le previsioni danno pioggia tutto il giorno. Ci prepariamo di tutto punto per resistere a Giove pluvio, usciamo ed il vento tiene lontano la pioggia, va bene così! IMG_20190404_182023

Passato il Ponte della Reina la strada scorre piana e tranquilla.

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La strada all’improvviso si fa ripida e per almeno 500 metri si vede un gruppo compatto di viandanti ( via… andanti, ci avete mai pensato?) che arranca, gli ultimi 50 metri sembrano lo Zoncolan. Finalmente siamo in cima ed il vento tiene lontano la pioggia.

Il resto della strada continua con dolci saliscendi, qualche strappo ci ricorda che stiamo facendo un cammino di penitenza !?, ma tutto procede bene!

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Percorriamo un tratto di strada lastricata che pare romana e attraversiamo alcuni ponti sicuramente romanici che per me hanno sempre un grande fascino, cominciamo a sperare di essere fortunati perché la pioggia non arriva.

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Le fonti non sono numerose, ma spesso monumentali e si ripetono le leggende dei pellegrini assetati e del diavolo tentatore.

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Arriviamo finalmente alla Chiesa del Santo sepolcro ad Estella che torneremo a vedere nel pomeriggio perché è davvero una costruzione originale, alle porte di Estella troviamo l’ ostello che , come al solito, rappresenta un agognato traguardo per una doccia salutare ed il riposo delle stanche membra.

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Questa sera faremo una spaghettata con un italo-brasiliano che abbiamo incontrato e che ci fatto specifica richiesta. Si chiama Aloisio Contarini, pensate! di origini padovane, dal nonno paterno imbarcatosi a Genova nel 1890.

Il vino tinto spagnolo non è davvero male e, la sera , si rivela fortemente energetico!

Ormai abbiamo fatto il minimo sindacale per avere la compostela (almeno 100 km.) , e quindi …possiamo tornare a casa! Battuta un po’ misera, Cecilia mi guarda di traverso.

I piedi tengono anche se quelli sinistri di entrambi , cosa normale dati i tempi, hanno bisogno di qualche cerotto o, nel mio caso di ago e filo. Sono “operato” e curato amorevolmente.

Comincio a pensare di essere avvolto in un’aura soprannaturale perché sono già 5 giorni che mi alzo la mattina senza lanciare imprecazioni e maledizioni al mondo intero! È vero che non si sa mai ciò che la vita ci riserva.

 

 

Quarta tappa: Pamplona-Puente della Reina: km. 24

Partiti da Pamplona alle sette, in considerazione del fatto che il percorso si annunciava più lungo e c’era la “scalata” all’Alto del Perdono.

La traversata della città è stato una simpatica caccia al tesoro per individuare le conchiglie “segnaletiche”, molto ravvicinate peraltro, abbiamo sbagliato un paio di volte la direzione, ma ci hanno pensato immediatamente i passanti a rimetterci sulla ” diritta via”.

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Freddo, ma oggi bel tempo, la salita lunga, ma molto distribuita.

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In alto la “cima” da raggiungere

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Se avessi un locale vorrei un’insegna così

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Il mitico monumento al pellegrino che compare in tutte le pubblicazioni sul Cammino.

Siamo arrivati alle 13.30. Record!

Abbiamo trovato un posto un po’ spartano,a ora saremmo in grado di dormire anche all’addiaccio ( si fa per dire!?) Intanto per la seconda notte consecutiva non dobbiamo dormire per aria ( secondo piano del letto a castello!)

Stiamo pensando che forse potremmo farcela, anche se razionalmente riteniamo che non si può programmare l’imprevisto. È da molti anni che covavamo l’idea di questo viaggio, ma io pensavo che fosse da inserire in un periodo ipotetico dell’irrealtà. Cecilia era molto più convinta e poi a lei piace camminare e si alza abitualmente “in piena notte”.

Staremo a vedere

 

3 Tappa:Zubiri-Pamplona km.20.4

Oggi siamo partiti con la pioggia, si vede che devo cominciare a fare i capricci ,come dice Giuliana, altrimenti il tempo non cambia!

Percorso per lo più pianeggiante, facile, ma le giunture e l’acido lattico cominciano a farsi sentire, speriamo che sia vero quello che dice Alvaro secondo il quale dopo dieci giorni passa tutto!?

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Queste non sono tracce d’auto,  ma sentieri tracciati dai pellegrini!

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Non abbiamo trovato punti di ristoro, ma è stato provvidenziale questo simpaticissimo signore qui sotto che ci ha confortato con uova e caffè!

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Dobbiamo una citazione alle due ragazzine che gestiscono l’ostello Suseia di Zubiri che ci hanno accolto con grazia e gentilezza, in  un piccolo arbergue con una ventina di posti dove abbiamo trovato ordine, pulizia ed abbiamo cenato con cose semplici, ma tipiche, buone, servite con dolcezza.

Ieri sera al Suseia , Gianpi ha chiesto a due pellegrini, seduti a raccontarsela, avendo ventilato che fossero tedeschi,  e aiutandosi con il traslator Google, se fossero gemelli. Uno ha risposto: -io sono tedesco, ma lui è danese!-

Oggi alla Casa paderborn di Pamplona abbiamo trovato un’ospitalera tedesca,  non giovane, ma altrettanto gentile e cordiale.

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Il puente Sancta Magdalena quando si entra a Pamplona

 

Il chiostro della cattedrale è probabilmente uno dei più importanti d’Europa

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L’interno della cattedrale presenta un gotico maestoso, una struttura slanciata che non si trova da noi.

2 Tappa:Roncisvalle-Zubiri km.21,5

Più almeno altri 3 per trovare una sistemazione: leggendo la guida sembrava ci fossero ampie possibilità, ma molti albergue sono ancora chiusi. Alla fine siamo comunque capitati bene.

Oggi è stata una tappa abbordabile, con tanti sali scendi, quasi tutta su percorso dedicato al cammino. Il sentiero è ampio e spesso fiancheggiato da bosso e biancospino.

Siamo partiti ad un’ora normale (otto meno un quarto) e arrivati dopo circa 6 ore.

Ci voleva dopo la fatica di ieri!

Vogliamo salutare e ringraziare tutti quelli che ci pensano:sembrerà strano, ma ci sentiamo accompagnati ed incoraggiati!

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Puente de la rabia a Zubiri: sembra che per tradizione facessero girare gli animali attorno al pilone per guarirli dalla rabbia.

 

1 bis

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Durante il tappone pirenaico

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Non lasciatevi ingannare dalle apparenze: la figura che vedete è il paladino Orlando che suona l’olifante a Roncisvalle, a fianco il monumento che gli hanno fatto dopo.

Saint Jean Pied de Port

IMG_20190331_110414Sono le 17.00, siamo appena arrivati al punto di partenza, ma se è partenza come si fa ad essere arrivati? Ormai Saint Jean era diventato un mito!

Siamo partiti prestissimo e ci siamo “piantati”  a Parigi, per colpa di lavori sulla rer b e del bus alternativo che non riuscivamo a prendere. Per cui abbiamo dovuto vedere in fretta i Prigioni di Michelangelo, la Nike di Samotracia e la pittura italiana del Cinquecento: sublime!

Domattina si parte alle cinque!

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Considerate la vostra semenza

“Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza

Forse un po’ aulico, ma è la prima cosa che mi viene in mente a 40 ore dalla partenza. Cecilia ed io abbiamo cercato di prepararci ed informarci, ma abbiamo comunque l’idea di andare incontro all’ignoto. Qualcuno dei 300 mila all’anno potrà anche sorridere, ma per noi è così.

Ieri sera abbiamo sentito Paolo Rumiz che è un maestro dei percorsi esperienziali: ci siamo sentiti in sintonia con un uomo che sa cogliere nel profondo i segni del paesaggio, della grandezza umana, dell’esperienza quotidiana, della profondità del credo religioso, di grandi personaggi e di gente comune.

Noi vorremmo provare ad entrare in questa dimensione, ma poi …. vedremo quello che succederà!