22 Tappa: Astorga-Foncebadon km 25,9.

Che poi ne abbiamo fatti 27, ma va bene così, soprattutto perché Gianpi si è rimesso in moto.

Dopo mezz’ora siamo in via Ecce homo, penso a come sono ridotto io, non a causa di una flagellazione, ma per fare la volontà di chi dico io!

Sempre fresco, la pioggia annunciata rimane lontana, in breve entriamo a Mulas de Rechivaldo ed incontriamo Chiara, una ragazza romana, a noi sembrano tutti ragazzi e questa fa l’avvocato da 12 anni, si fa presto a “confrontarci” ed il tempo corre più in fretta.

Incontriamo anche Paola di Bergamo che ci ha conosciuti tramite il sito Pellegrinibelluno, a proposito Oriano, abbiamo trovato ormai parecchi che dicono di averlo consultato. Poi Paola sparisce all’orizzonte, appena in tempo per dirle quanta fatica abbiamo fatto in dicembre a trovare gli “attributi ” del Colleoni.

Il paesaggio oggi è molto più vario, si sale, ma senza strappi,

Rabanal del Camino è un paese molto carino che sembra interamente ricostruito,

Gli ultimi km salgono più ripidamente,

Alla ” Fuente” siamo a 1232, dobbiamo arrivare ai 1430 di Foncebadon.

Finalmente spunta in lontananza, sembrava si fosse nascosto,

Dobbiamo ancora sopportare una, per fortuna non intensa e breve bufera di neve e poi ci accoglie la croce in un pueblo con molte case diroccate che lentamente rinascendo, grazie al passaggio dei pellegrini. Zaini a terra!

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Oggi:Giorno di riposo.

Il pollo blogger Gianpi ha dovuto ricorrere alle cure mediche perché il Comitato Organizzatore ha deciso che dopo una settimana di bolle le stesse andavano controllate.

Sottoposto alle cure di due medici, di cui una abbastanza giovane e carina, gli stessi hanno estratto, disinfettato e fasciato che non si vede neanche nei cartoni animati! Alla luce di tutto ciò il Comitato Organizzatore (al quale si era aggregato anche Aloisio Contarini, Doge decaduto, ma sempre Doge, ha deciso, seduta stante, l’istituzione di un giorno di riposo! Il che, a onor del vero, anche se Gianpi ha votato contro, è previsto anche alla Vuelta di Spagna.

Una breve visita alla città, date le circostanze avverse, ci ha consentito di ammirare la cattedrale ed il palazzo episcopale di Gaudì.

L’interno della cattedrale, al solito, è maestoso, il coro in legno, sempre nella parte mediana, di notevole fattura, ancora caratteristiche le canne d’organo orizzontali.

Di richiamo il meccanismo, in alto sulla facciata di un palazzo, con il quale vengono suonate le ore.

Ci consoliamo perché abbiamo trovato gli spaghetti De Cecco e dei pomodorini freschi che allontaneranno la nostra melanconia!

21 Tappa:San Martin del Camino-Astorga km 23,2

Ier sera ci siamo sentiti come se stessimo partecipando ad una Veglia pasquale, eravamo in 13 attorno al tavolo: 5 coreani, un’ inglese, tre spagnoli, una francese, un brasiliano e 2 italiani (noi).

Un pane grande grande, il caminetto acceso, un ospitalero che versava la minestra col mestolo, e poi una specie di paiella e insalata, e poi il dolce, vino ” La mancha” (Don Chisciotte): offerta libera, proprio come doveva essere un tempo!

Si parte con la luna piena alta nel cielo e in breve sorge il sole

Ad Orbigo un lunghissimo ponte romano, poi strada dritta dritta, con qualche digressione, si va, si va, Gianpi con qualche problema ai piedi, ma si va.

Poi inizia la lunga discesa e l’avvicinamento ad Astorga,

Facciamo a gara a chi avvista per primo la cattedrale, è sempre un momento emozionante,

La Cattedrale diventa sempre più grande,

Una grande struttura per superare la ferrovia, il Cammino non può aspettare che le sbarre del passaggio a livello si alzino!

200 metri per salire in città vecchia, ci sono resti della romana Asturica Augusta, poi ci siamo, zaini a terra.

Siamo felici per questa Pasqua diversa, un grande augurio a tutti!

20 Tappa: Leon- San Martin del Camino km 25,9.

Siamo usciti con in testa il suono delle trombe e dei tamburi che ci ha dolcemente cullati nel dormiveglia di ieri sera.

Come succede quasi sempre, si attraversa un ponte, poi la lunga periferia residenziale,

un intermezzo di ruralità con una zona adibita a “bodegas”

poi la strada piatta a fianco della statale,

Anche qui cicogne, e poi si supera un muro psicologico,

Siamo sotto i 300 km da Santiago!

Zaini a terra, siamo a meno 284,6, ne abbiamo percorsi 490,7!

Per noi è una Pasqua speciale, vogliamo augurare a tutti ogni bene possibile!

19 Tappa: Mansillas de las Mulas-Leon km.19,4.

Che ridere!!! Siamo arrivati a Leon!!!

Venerdì Santo, un tragitto più breve per vedere Leon e le cerimonie della Settimana Santa.

Quando piove funziona così, per fortuna sinora, quando la pioggia è stata forte noi eravamo all’asciutto.

La Crianza è quello che va per la maggiore,

ieri sera abbiamo mangiato un po’ troppo, un affettato notevole e una particolare trippa (callos) e questa mattina siamo in pò imballati.

Troviamo subito il paesaggio urbanizzato,

poi qualche km come ieri, un albero ogni dodici passi, fa freddo,

un ponte pedonale e poi un tratto

con tanta corrente elettrica che va verso Leon,

ancora un’area di sosta per pellegrini, non osiamo immaginare cosa ci sia d’estate da queste parti!

Si passa sopra l’autostrada e compare Leon, lo sguardo spazia per cercare le guglie della cattedrale,

giù in fondo a destra, eccola lì!

È bello vedere un’immagine di questo tipo!

Un manifesto ci anticipa quanto pensiamo di vedere oggi,

Entriamo in centro storico, zaino a terra, evviva!

Lo slancio degli interni della cattedrale di Leon, la loro luminosità, sembra che l’uomo abbia costruito una scala per raggiungere Dio.

La sfilata del Venerdì Santo è comune a tutta la Spagna, ma nelle grandi città è qualcosa di memorabile!

I portatori sono 100/120 per ogni “carro”, che procede ondeggiando in modo molto suggestivo seguendo il ritmo dettato da in “capobastone” , ogni confraternita ha i suoi portatori, la sua banda, il suo seguito,mai visto nulla di simile!

Considerazioni sullo zaino.

Lo zaino pesa,

lo zaino è indispensabile per il pellegrino, ma pesa,

lo zaino viene registrato ogni giorno per renderlo più aderente, ma pesa,

lo zaino ha due fettucce sulle bretelle dove si possono mettere i pollici per sollevare per alcuni momenti la pressione che viene esercitata sulle spalle ( l’ho scoperto ieri, Cecilia ancora non lo sa), ma pesa,

lo zaino spiega molto bene, a chi lo porta, la metafora: -devi portare un pesante fardello “sulle spalle”!-, ma pesa.

Il mio assunto trova conferma per il fatto che l’attività dei “portamoletas” è molto fiorente,

quando ci passano quelli senza zaino non è un belvedere!

Noi lo zaino ce lo portiamo comunque, costi quel che costi!

18 Tappa: Barcianos del Real Camino-Mansilla de las mulas km 26,3.

Caffè e 7 km per cominciare,

poi si entra a El Burgo Ranero

Le immancabili cicogne che qui hanno preso possesso dell’intero campanile e Cecilia che finalmente ha trovato un gioco adatto alla sua età.

La temperatura è intorno agli 8 gradi, la strada sempre uguale,

Gli ultimi 7 km sotto la pioggia, ma non è forte, ce la caviamo, zaini a terra!

Il mondo del Cammino è un po’ strano:

per certi versi ti sembra che tutti i residenti siano coinvolti, e si fermano in macchina per strada per darti le indicazioni, per altri versi ne devono avere anche piene le scatole nel vedere tutta questa gente, che spunta dalle piste per attraversare le “caretere” principali – che costringe pure a prestare maggiore attenzione-che attraversa le città a testa bassa seguendo le conchiglie, che non si può neanche riconoscere perché il giorno dopo ce n’è dell’altra.

Molti piccoli paesi, probabilmente destinati all’estinzione, vengono rivitalizzati dalle attività di accoglienza e di supporto che crescono a vista d’occhio, di sicuro molti nell’ambito di progetti europei assolutamente qualificanti dal punto di vista economico, logistico e culturale.

Peraltro, si ha l’impressione che i pellegrini siano come i topi, che sono tanti, ma si vedono di rado, che hanno i loro percorsi riservati e naturalmente pilotati verso le attività ricettive che per non essere spudoratamente “accalappiatrici” si affiancano di solito alle chiese se non addirittura insistono in quelli che un tempo cerano luoghi di culto.

Un mondo parallelo: mentre in superficie la vita scorre tranquilla, nei sotterranei i pellegrini camminano, sostano e si fermano negli albergue, tirano fuori le credenziali, consumano il menu del pellegrino come da noi gli operai a cui viene offerto a mezzogiorno il menu a prezzo fisso.

Naturalmente la segnaletica, anche quella rivolta agli automobilisti è molto puntuale, la differenza rispetto al segnale di pericolo per attraversamento animali è che in questo caso anche al pellegrino viene segnalato il pericolo di attraversamento!

Naturalmente i topi, perdona, i pellegrini tra loro parlano, si salutano, si rincontrano dopo giorni, mangiano assieme, si augurano sempre: buen camino!

17 Tappa: Terradillos de Los Templarios-Bercianos del Real Camino km 24,6.

Il caffè stamattina arriva subito e dopo pochi km ci aggiungiamo anche un cappuccino, dopo una decina di km arriviamo a Shagun, al monumento che segna la metà del Cammino Roncisvalle-Santiago, l’aria è frizzante, ma siamo su in altipiano, sugli 800/900 metri.

La prima cosa interessante che abbiano visto questa mattina sono state le “bodegas” di Moratinos che sono cantine scavate nella terra per la conservazione degli alimenti,

dopo Shagun il paesaggio è uniforme e la pista per un lungo tratto si snoda a fianco dell’autostrada.

Accorciamo la tappa e ci fermiamo a Bercianos, faremo una frazione in più per arrivare a Leon ed evitare quella proposta di 37 km.

Alimentazione del pellegrino:

cappuccino, o subito o dopo qualche ora, dipende dalle opportunità,

sali minerali del tipo Polase, ma, se non li trovi neanche a Burgos, ti accontenti di quello che c’è,

bustine di zucchero, che quando sono le 8.25 e stai andando sul piano, ma ti tremano le gambe,

banane, che le ha sempre mangiate solo Cecilia, ma siccome hanno il potassio devi diventare una scimmia anche tu,

acqua a volontà, che non ne hai mai bevuta, ma che adesso che cammini e che hai una certa età, sennò ti disidrati,

barrette di cereali, che puoi assumere anche in corsa, che se ti fermi perdi il ritmo,

cioccolata che ti dà vigore perché consumi tante energie,

caramelle, che, se la pista sale, te la metti sotto la lingua a mo’ di sassolino,

frutta secca, che va bene anche come pasto con il pane,

boccadillo, quando serve, del bar o autoconfezionato previa puntata alla tienda o al supermercado,

cervesa, che la beve Cecilia quando ha sete,

caffè, che se ti fanno l’antidoping ti confondono con Gianni Bugno,

neanche tu fossi in campione di ciclismo che stai facendo la Vuelta di Spagna!

Alimentazione del pellegrino a riposo:

primo, secondo, dolce, caffè, vino tinto della Rioja a volontà, che poi ti baci anche l’ospitalera.

In alternativa, quando è possibile, spaghetti italiani cucinati da noi e vino tinto della Ribeira.

Quarant’anni di matrimonio!

Ma si potrebbe anche cambiare!