15 Tappa: Boadilla del Camino-Carion de los Cordes km 26.

A Boadilla del Cammino c’è il

rollo jurisdizional più bello della Castiglia.

Partiamo col buio e facciamo fatica a trovare la strada, poi seguiamo il canale irriguo.

Allo spuntar del sole siamo in marcia sostenuta e continuiamo a costeggiare il canale che un tempo doveva essere anche navigabile,

L’incedere lento delle acque, la luce tenue dell’alba, la pista con una fila di pellegrini che avanzano,

e la campagna che si perde a vista d’occhio.

Per un breve tratto, una imbarcazione per i turisti, un cartello propone uscite con sconti per pellegrini.

Attraversiamo il canale sopra una spettacolare opera idraulica ed entriamo a Fromista, il viale alberato ha dei platani con i rami che in alcuni casi si sono saldati con quelli dell’albero vicino.

Adesso una lunga marcia, a fianco della caretera che ci accompagnerà fino a Carion de Los Condes.

Una sosta in bar dove gli esercenti contadini stanno studiando da operatori del turismo, ma hanno delle bellissime oche.

Delle caratteristiche case con le pareti tamponate in argilla,

Ce la possiamo fare! 8 km ad occhio sono 2 ore e mezza, quando arriva il cartello successivo sono passati 13′, avanti.

L’ultima sosta per ammirare, tanto per cambiare, una bellissima chiesa con le immancabili cicogne in cima al campanile.

a Villalcazar de Signa, con una foto a fianco de la ” mesa del pellegrino” divenuto uno scatto d’obbligo,

e poi fino alla fine,

quando si sono chiuse le porte dell’ostello uno scroscio violentissimo di pioggia, Santiago ci ha protetti!

Anche oggi in lieve scollinamento che ci permesso di vedere poco a poco Carion.

Una nota di colore: Cecilia dice che si sente “più stretta”, dovremo crederle?

Mancano 404 km a Santiago, ne abbiamo percorsi 370.

14 Tappa:Hontanas- Boadilla del Camino km.29,9.

Si parte in discesa solcando un piccolo avvallamento, dopo un paio di km la strada attraversa le rovine del convento di San Anton (XII sec.), la guida dice che i imonaci erano famosi in tutta Europa perché sapevamo curare “il fuoco di Sant’Antonio”.

Una sosta caffè a Catrojeriz, e poi su, verso il Teso di Mostelarez, sembra di salire per un gran premio della montagna, fortuna che lo troviamo dopo una decina di km ed abbiamo ancora birra, ad ogni curva speriamo di vedere la cima, ma è un bel avanzare!

Finalmente in cima, un piccolo monumento,

Un breve tratto piatto e poi, all’improvviso, si apre il mondo: un panorama incredibile! Riscendiamo sul piano e adesso bisogna andare. La meseta in questo periodo è verde e riposante.

Una bellissima siepe di rosmarino fiorita.

Poco prima del ponte Fitero un bijou: una piccola chiesa trasformata in ostello e gestita da una confraternita di Perugia.

Il ponte e poi una sosta per mangiare qualcosa, il canto del cucù è più deciso rispetto al primo di tre giorno fa.

L’ultimo scollinamento, ancora il paesaggio che si apre e poi, con pazienza, passo dopo passo, strada diritta diritta, arriviamo a Boadilla del Cammino, zaini a terra, fuori le credenziali, ecco l’ospitalero!

Lo scollinamento è un momento magico! La salita in meseta è tranquilla ed avanzi facendo in tempo ad incuriosirti per come sarà di là, poi quando arrivi e vedi, non c’è parola, sei padrone del mondo!

Ultima cosa, non sappiamo come sarà più avanti, anche perché abbiamo studiato solo per le prime tappe, ma quando sono arrivate le mesetas e i lunghi tratti piani piani diritti diritti il pensiero si è perso: affetti, amici, storie di vita, persone care sono tutti davanti a noi, insieme a noi, camminano con noi.

13 Tappa: Burgos-Hontanas km 31,1.

  • Quelli che: o 40 km al giorno o niente, come 2 trevisani ganzi della nostra età che abbiamo trovato ad Agés, e che poi bisogna vedere,
  • quelli che: “seguirai le tappe della guida pellegrinibelluno”, che basta e avanza, come noi,
  • quelli che, quando le tappe sono troppo lunghe, mandano avanti lo zaino,
  • quelli che hanno cominciato a prendere l’autobus, come vorrei fare io, ma non posso perché ho paura della maga Circe,
  • quelli che la Meseta è troppo monotona e vanno in autobus fino a Leon,
  • quelli che andavano forte, ma hanno dovuto ritirarsi per la tendinite,
  • quelli che ci provano ogni giorno e vediamo come va a finire
  • quelli che arrivano in macchina nei paesi lungo il Cammino, fanno qualche fotografia e poi vanno avanti.

Usciamo da Burgos al sorgere del sole ed andiamo verso ovest, la periferia è ordinata e razionale, ci sono 3 gradi, i vetri delle auto sono ghiacciati

Passiamo sopra l’autostrada ed entriamo a Tardajos dove vediamo le cicogne sul campanile della chiesa che hanno i piccoli!

Poi comincia la meseta. tratti lunghi e diritti di strada, ma anche qualche avvallamento ed il paese di Hornillos del Cammino che compare all’improvviso.

Abbiamo percorso 2/3 della tappa, un panino ed un espresso clamoroso e via. La giornata è bella, ci togliamo le giacche,ma l’aria è ancora fredda.

Qualche sali scendi dolce, ma che chiude l’orizzonte e Hontanas non si vede mai, poi l’ultimo scollinamento e, all’improvviso, eccola lì, con la sua caratteristica chiesa romanica.

Ci abbracciamo, anche oggi ce l’abbiamo fatta!

A peste fame et bello libera nos Domine, recita una delle litanie dei Santi perché erano questi i mali che affliggevano le popolazioni nel passato.

Per noi oggi la nostra litania diventa: a tendinite libera nos Domine!

12 Tappa: Ages – Burgos km 24.

Si esce quasi sempre dall’albergue in modo furtivo, l’ospitalera non c’è, sembra quasi dì scappare, oppure che sia: – ciò che è stato è stato, oggi è un altro giorno!-

Subito incontriamo il parco archeologico dì Atapuerca che avrebbe meritato una visita, ma è presto ed è tempo di andare!

Si sale al sorger del sole fino alla grande croce di legno, siamo a quota 1070,

È ancora freddo, ma oggi non c’è pioggia e adesso si scende.

Burgos è ancora lontana, prima si costeggia l’aereoporto,



poi il parco di Burgos,

e ancora parco di Burgos,

la lena è buona, ma, come al solito, adesso è tempo di arrivare!

L’entrata a Burgos è sontuosa!

5 ore di viaggio. Adesso un po’ di riposo e poi visiteremo queste meraviglie!

La Cattedrale di Burgos, non si può che rimanere frastornati ed attoniti, folgorati da tanta bellezza!

Altri saranno i campi che misurano la grandezza dell’opera dell’uomo, noi capiamo questa che, per inciso, è rivolta a Dio.

Più prosaicamente noi questa mattina abbiamo insegnato ai nostri amici brasileri la canzone” Pellegrin che vien da Roma”, che abbiamo cantato a squarciagola per un paio di km.

10 Tappa: Santo Domingo de la Calzada-Belorado km. 22,7.

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Si parte al buio!? Attraversiamo il ponte moderno che deve aver sostituito quello che in tempi antichi ha permesso di completare la regimazione delle acque e dare vita ad un insediamento importante.

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Giampi una foto così non l’ha mai scattata e mai si sarebbe sognato di poterla scattare!

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Ci chiediamo se stia andando anche lei a Santiago!

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Dopo 2 ore il primo paesino, sono molto belle anche queste piccole chiese, sosta per caffè, lo fanno di solito buono, per noi è una consolazione! Riprendiamo e mi sento più leggero, Cecilia ride…ho dimenticato lo zaino.

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La strada continua ad affiancare la N 120, dopo 11 km dalla partenza, facciamo una impercettibile deviazione, attraversiamo la strada nazionale per entrare nel per noi mitico “Chocolatero”: è uguale a com’era 17 anni fa, il nostro pensiero va ai nostri figli Lorenzo e Stefano che in quell’occasione erano con noi. A noi basta per avere una lacrima nel cuore ed una gioia da esternare con boccadillos e vino tinto.

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Comincia a piovere, ombrelli e guanti, fa anche freddo,

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Gli ultimi 6 km sono diritti e piatti tra erba spagna e la strada nazionale.

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Anche per oggi abbiamo fatto le nostre 6 ore di tragitto.

Persone che, da secoli, da anni, da stagioni, da giorni, percorrono il Cammino,come formiche industriose.

I nostri passi ricalcano quelli di chi è “andato”, ieri, la settimana scorsa, il mese, l’anno, i secoli.

Il Buon Dio sarà li ad osservare la fila lunga di formiche ” ch’ora si rompono ed ora si intrecciano a sommo di minuscole biche”.

 

9 Tappa: Najera- Santo Domingo dela Calzada km. 21.

Vai avanti tu che a me viene da ridere! Se arriveremo in fondo ci sarà proprio da ridere! Intanto abbiamo fatto 213 km e poi vedremo.

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Alle sette lasciamo Nàjera e comincia mo a salire verso l’alto di Nàjera, mentre albeggia.

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In alto si apre la campagna

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Spunta il sole, ma fa freddo,non abbiamo ancora preso niente e il primo caffe arriva dopo 2 ore di cammino, ad Azofra.

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Vedere un paese in lontananza, sapere che li c’è qualcosa per te, desiderare di avvicinarsi e sentire che le gambe vogliono muoversi più in fretta: deve essere un modo antico, che in questi giorni si è ripetuto spesso, che non conoscevamo.

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Giungiamo alla “Picotas de mediados”, sembra sia stata una gogna per i condannati, ma dovevano fare un sacco di km per portarli sin li!

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Poi la strada sale,decidiamo di scollinare prima di fare una breve sosta, ma la salita non finisce più!

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Siamo finalmente sul piano, attraversiamo la sona residenziale di Cirueña, ancora campagna, in lontananza finalmente il campanile di Santo Domingo,

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ancora una discesa lunga lunga diritta diritta, finalmente l’arrivo: è stata una tappa abbastanza corta ma, ugualmente, per oggi ne abbiamo abbastanza!

Perché gli Orientali, e sono tanti, fanno il Cammino? Cosa c’entrano con la nostra storia, la nostra religione, la nostra cultura? Fosse una sorta di attività sportiva non avrebbero bisogno di venire sin qui. Magari ci pensiamo ancora un po’.

Santo Domingo della Calzada per noi è un luogo magico perché ci siamo passati nel 2002 con i nostri figli Lorenzo e Stefano che erano piccoli e avevamo mangiato al ristorante “chocolatero” che è sempre rimasto uno dei ricordi indelebili di quel viaggio.

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Nella cattedrale si dovrebbe distinguere, al di là della grata  un gallo bianco che fa coppia  con una gallina. Ogni 15 giorni la coppia viene cambiata a cura delle famiglie locali, a ricordo di in miracolo di Santo Domingo.

 

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Interessanti i mosaici moderni chr di trovano in cripta.

8 Tappa: Logroño-Nàjera km 29,7

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Usciamo alle 7, apriamo gli ombrelli e cominciamo la caccia al tesoro per trovare le conchiglie, i segnali, le frecce, operazione più complicata rispetto a Pamplona, ma con l’aiuto anche di un altro pellegrino riusciamo a districarci e uscendo da Logroño attraversiamo il parco di Lagrajera,

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fosse bel tempo la vista sarebbe notevole.

Dopo un incontro ravvicinato con uno scoiattolo,

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la pioggia aumenta di intensità e la strada comincia a salire,ma la pendenza è ben distribuita e siamo ancora freschi, speriamo solo che la pioggia non si faccia più forte.

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In cima una rete con una selva di piccole croci ci divide dell’autostrada e ci accompagna fino alla grande sagoma del toro di Osborne.

 

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Passiamo sotto l’autostrada e tra i vigneti si profila all’orizzonte la cittadina di Navarrete, la pioggia ci da tregua, la cadenza dei passi aumenta, il campanile è in cima alla piccola altura che dobbiamo conquistare!

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Passiamo davanti ai resti di un antico hospital

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Un tuffo nella storia, con suggestioni crociate.

In alto,  la chiesa di Navarrete ha un bel campanile e l’interno con un gotico più raccolto, ci sorprende la semplicità delle moderne sculture in bronzo nella piazzetta.

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Scendiamo, cambia il simbolo del Cammino

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Ancora campagna e poi una deviazione sul borgo di Ventosa. Decidiamo di fermarci a mangiare, è mezzogiorno, dobbiamo fare ancora una decina di km., proviamo a fare un break.

Una sopa, ma poi anche un secondo, vino tinto e caffè.

Riprendiamo nella speranza di non esserci appesantiti, ma le gambe girano e passiamo agevolmente l’alto di San Anton.

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Il sole finalmente si sente, ci togliamo giacca e pantaloni da pioggia giusto in tempo per riaprire gli ombrelli!

Si profila la piana, laggiù a sinistra Nàjera, tante viti, tutte coltivate basse, molte senza sostegno.

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Una costruzione curiosa e poi l’ultimo, interminabile km.

Il primo albergue che troviamo è il nostro, siamo stati per strada 8 ore, domani per fortuna la tappa sarà più breve.

 

 

7 Tappa:Sansol-Logroño km 21,8.

IMG_20190407_082055Tappa domenicale, siamo partiti alle 8.00, stanotte è piovuto, adesso si è rasserenato, ma è freddo, un brutto vento ci costringe a coprirci.

Attraversiamo Torres del rio e poi si scende,

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l’arcobaleno e poi

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un frutteto di mandorli,

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sali e scendi con strappi spezzagambe, decidiamo di rallentare,

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un prato di piselli e le viti coltivate basse, alla francese.

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Il monumento delle pietre in equilibrio

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ed i nastri degli Orientali, che sono tanti e sarebbe bello sapere cosa ci fanno loro sul Cammino!

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Dei bellissimi pini, Francesco, quando ci leggerà, ci saprà dire a quale specie appartengono,

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Ancora su e giù,

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vento spira forte e fa freddo, poi, sono passate le 10.30, entriamo a Viana. La temperatura è ancora di 7 gradi.

Quando attraversiamo la strada principale del centro storico ci sembra di essere dei conquistatori!

Ci fermiamo per la messa, l’interno è un gotico che eleva anche uno spirito stanco.

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In questa chiesa vi è la tomba di Cesare Borgia che è sicuramente uno che la Storia non l’ha di certo solo sfiorata.

E poi di nuovo giù verso Logrogño, gli spazi si aprono, un bel sovrappasso moderno sulla statale certifica la priorità del Cammino.

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Gli ultimi km., finisce la Navarra e si passa nella Regione della Rioja, anche le conchiglie sono rappresentate in modo diverso.

Entriamo in Logrogno attraversando un maestoso ponte di ferro sull’Ebro, ci accoglie, maestosa, la cattedrale con le due torri campanarie simmetriche. Sono le 14.30.

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Questa sera ancora spaghetti cucinati da un italo brasiliano, un po’ troppo cotti, ma è stato bellissimo condividere!

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Se avessi la lampada di Aladino il mio primo desiderio sarebbe quello di  togliere tutta la plastica che ormai infesta anche gli angoli più remoti, credo che uno dei motivi per cui il camminare non mi è greve sia che sul Cammino la plastica non c’è!

6 Tappa:Estella-Sansol km. 28,3

Partiti alle 7 con Estella ancora addormentata.

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In breve siamo alla fonte di Irache e ci prepariamo a malincuore, data l’ora  antelucana, alla sbronza.

La fonte di Irache, icona fra le più significative del Cammino, alla quale si attinge acqua, ma anche vino.

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Purtroppo la foto è una messinscena perché il rubinetto del vino non dava alcunché!

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Riprendiamo ed ad un bivio scegliamo la strada che sale e ci conduce attraverso un bosco.

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La stradaa del boscoo la è lunga la è larga la è strettaaa laa è fattaaa barchetta la è fatta per fare l’amor.

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Poi ad un tratto la strada  ti prende a tradimento: sale sale e sembra non finire più di inerpicarsi, finalmente la discesa, la fonte

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ed il primo, sono passate due ore e mezza, cappuccino della giornata.

Troviamo la prima piantagione di olivi del cammino.

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Adesso la strada spiana e diventa lunga lunga, non siamo più escursionisti, ma viandanti, distese di erba spagna e vigneti ancora dormienti,

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ci sembra di andare come i pellegrini del “Nome della rosa”

A Los Arcos attraversiamo un paese d’altri tempi e ci fermiamo a rifocillarsi e a riposare un pochino sotto il loggiato della chiesa.

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Sono ancora 7 km, e cominciano a pesare, ma ci consola la vista in lontananza del nostro punto d’arrivo,

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anche per oggi ce l’abbiamo fatta! 7 ore e mezza, il tempo buono, l’aria fredda che esige ancora il berretto di lana, sono le 14.30.

Oriano, che ci segue e ci “controlla” dal sito pellegrinibelluno, dice che i 100 km. per contare devono essere gli ultimi! Me ne farò una ragione!

Intanto la dimensione cambia: da giovani era la norma, ma adesso pensavamo di far fatica ad adattarci al letto a castello dell’ostello, alla promiscuità, allo zaino da sistemare tutti i giorni e da portare a spalla. Invece lo zaino diventa di giorno in giorno più leggero così come l’animo che è lieve, anche se le giunture scricchiolano.

Stasera al piccolo albergue Codès di Sansol ( 20 posti) siamo 8 italiani, 2 varesini, un milanese, un veronese, un romagnolo, in camerata e a cena, servita con molta cortesia, lazzi e frizzi, vino tinto buono, sembriamo tutti ragazzini.