Questa volta è successo l’imponderabile, qualcosa che, come recita il dizionario, “danza tra le sfumature dell’incertezza, sfuggendo alle misure e alle previsioni”.
E’ pur sempre vero che l’età, anche se continuiamo a chiamarci con lo stesso nome, ci cambia e ci trasforma, tanto quanto non immagineremmo.
Per farla breve, colui che ha programmato questo cammino è stato Gianpi, senza alcuna interferenza da parte della maga Circe!
Santiago ha lasciato il segno, oh come ha lasciato il segno, “è ancora nelle ossa” e il tracciato scelto fa parte del Cammino di Santiago di Compostela che sale da Roma.
Ma importante è stata anche “La via degli Dei” perché una esperienza di coppia si è allargata, è diventata quella condivisa da quattro persone e quindi più vasta e più completa, al punto che poi ciascuno si è sentito più ricco dentro.
Forse la calamita che ci attira è il sentire che il Cammino è la metafora della vita, che il procedere sul piano, in salita, in discesa, corrisponde a quanto ci succede ogni giorno, ogni ora, ogni momento, quando procediamo normalmente, quando arranchiamo imprecando, quando ci muoviamo con leggerezza.
E allora abbiamo cominciato tutti e quattro a contare i giorni che mancano alla partenza, in modo quasi infantile e del tutto dissimile all’aspettativa di altri avvenimenti od appuntamenti che sempre siamo andati programmandoci.
Ci sembra quasi di aspettare l’arrivo di San Nicolò: l’attesa di qualcosa di magico che allarga i nostri polmoni per contenere più aria possibile.