29 Tappa: Hospital de la Cruz- Melide km 28.

Cominciamo col dire che il folpo alla galliega non è niente male ed è, ci sembra, una ricetta semplice da ripetere a casa.

Partiamo al sorgere del sole e ci immergiamo nella nebbia,

Procediamo o a fianco strada o su pista dedicata, con una copertura di fronde che ci accompagnerà tutto il giorno. La prima sosta in un locale caratteristico dove il recupero dell’esistente è stato fatto in modo molto accurato.

Queste sono per la sorella di Gianpi, lei capisce!

Lasciamo il locale delle formiche, dove Cecilia lascia una monetina, e la nebbia se ne va.

Ancora i caratteristici granai ed un cartello stradale che conferma come qualcosa di importante si stia avvicinando!

Col bel tempo i colori esaltano un ambiente rassicurante, continuiamo a camminare su piste alberate che ci proteggono dal sole, entriamo a Melide passando un bel ponte medioevale,

in centro troviamo un bel ostello e siamo i primi ad arrivarci! Zaini a terra! Mancano 52 km, stiamo sognando?

28 Tappa: Morgade-Hospital de la Cruz km 24.

Comprensivi di un giro inutile per Portomarin, ma è colpa di Gianpi che non sa leggere le indicazioni, anche se è stato mandato a scuola per sessant’anni!

Si parte giusto in tempo per vedere il sorgere del sole e la cappa di nebbia che avvolge Portomarin.

Questa intanto è una pietra miliare piuttosto significativa!

Abbiamo capito la funzione di queste strane costruzioni perché, sbirciandovi dentro, abbiamo visto che c’erano delle pannocchie: dei piccoli granai quindi!

Sarebbe interessante conoscere la funzione di quelle che sembrano cassette delle lettere e che sono numerose sui muri esterni delle case; si scende nella nebbia, singolari le recinzioni con le pietre al posto dei pali.

Il lago di Portomarin con la nebbia e l’antico scalone d’accesso alla città.

Quando riusciamo ad uscire da Portomarin scoppia il sole e la strada si imbizzarrisce!

Per la prima volta rimaniamo in maglietta e mettiamo il berrettino da sole.

In alcuni prati hanno già tagliato la spagna,

ancora una dura rampa a Catromaior, siamo esposti al sole e non ne siamo abituati, adesso il paesaggio si apre, incantevole,

a Hospital de la Cruz decidiamo che per oggi può bastare, zaini a terra!

27 Tappa: Samos-Morgade km 28.

Partiamo passando a fianco dell’ennesimo monumento al pellegrino

e dobbiamo subito affrontare un percorso complicato, sulla pista scorre l’acqua e dobbiamo continuamente saltellare per non finire nel fango profondo.

Acqua, nebbia, fiume, bosco, vecchi insediamenti rurali che stanno andando in rovina, ma dove resistono le stalle.

Animali al pascolo, olezzi, muggiti e nitriti, il cielo coperto ci costringe sotto una cappa che non è però opprimente.

Ne usciamo infine e siamo quasi a Sarria, si scende e poi si sale attraverso il centro storico popolato di albergue, ci dicono che da qui partono gli ultimi 100 km per Santiago, quelli validi per la “compostela”!

Mangiamo un hamburger, a riprova del fatto che Gianpi continua a fare cose inimmaginabili, quando torniamo in strada esce il sole ed è un altro mondo!

Da quando siamo entrati in Galizia le “pietre miliari” ci accompagnano ed ogni km è una conquista!

Questa è la prima ferrovia che attraversiamo, poi si sale, il paesaggio è ancora agreste,

qualcuno ci spiegherà il perché degli orti di cavoli in fiore,

ancora animali, la strada nel bosco, le acque, che verrebbe di venire qui apposta in agosto per bagnarsi i piedi!

Gli appezzamenti delimitati dai muri a sassi come da noi,

queste strane costruzioni che sembrano voliere,

adesso Cecilia è stanca,

l’ultima salita e siamo arrivati!

Zaini a terra! Sono le quattro, la doccia ed un bicchiere di vino tinto, che bello!

26 Tappa: O Cebreiro-Samos km 31,1.

Oggi si scende! Due brevi strappi per raggiungere Alto de San Roque, con un bel monumento al pellegrino, e quello infame ed assassino per arrivare ad Alto do Polo.

La pista è un bigliardo, la nebbia ci avvolge

Ad Hospital da Condes finalmente riusciamo a farci dare del formaggio locale, fresco, buono.

Incontriamo traffico! la discesa è lunga, il paesaggio aperto, apprezzabile anche se il cielo è coperto, sono numerose le aziende agricole, molte piccole mandrie al pascolo

Un castagno secolare, il cartello sostiene che abbia 800 anni, la strada scende ancora, cominciamo a sperare che spiani!

A mezzogiorno un boccadillo a Triacastela, salutiamo Chiara con la quale abbiamo camminato per parecchi giorni, è stata una presenza speciale, ed optiamo per proseguire fino al monastero di Samos.

In breve entriamo in un ambiente incantato

Il fiume scorre a fianco della pista, ci accompagna e fa da sottofondo ai nostri pensieri.

Un imprevisto ci obbliga a rallentare!?

Adesso siamo stanchi, Samos compare a sorpresa sotto i nostri occhi, il muro di cinta del monastero, l’edificio in tutto il suo splendore!

Ne è valsa la pena! Zaini a terraaa, siamo stati per strada 9 ore!

Meno 130 km a Santiago, vuoi vedere che ce la facciamo!

25 Tappa:Pereje-O Cebreiro km 26 circa

Tutti mettono le distanze che vogliono, noi facciamo una media!

Cebreiroo, Cebreiroo, Cebreiro del zum pa pa zum, papa zum, papa zum. Cebreiro conquistata!

Questa mattina troviamo le monete che Marco ha lasciato sul Cammino e poi partiamo,

saliamo a fianco della statale, attraversiamo più volte sotto l’autostrada, quando si entra nei paesi l’ambiente diventa più carino.

Ci si addentra nella valle e si sale molto dolcemente,

poi, dopo Las Hetterias, si svolta e si imbocca una pista dedicata.

la strada si inerpica senza pietà, oggi il fango non si evita, si subisce, la pendenza, la fatica, la pioggia,

a La faba ci fermiamo per un panino, siamo preoccupati per l’ultimo tratto di strada: in 5 km dovremo superare un dislivello di 380 metri. Dovremmo essere più preoccupati del fatto che siamo capitati in un locale carino, ma dove fanno solo piatti vegetariani. Gianpi litiga con il gestore che, richiesto almeno di un formaggio locale, avevamo visto molte vacche al pascolo, ci dice che il suo è olandese! Ma ci adeguiamo, dobbiamo recuperare forze e “finire l’opera”.

La strada adesso sale più tranquilla, incontriamo quelli che dovrebbero essere dei “conducenti di cavalli”, si apre il mondo, il panorama grandioso nonostante il brutto tempo. Smette finalmente di piovere.

Il cippo di confine, entriamo in Galizia, sembra di passare dalla provincia di Belluno a quella di Trento, la pista è fresca di manutenzione, poi la neve,

arriviamo all’improvviso davanti alla chiesa di O Cebreiro, anche per oggi ce l’abbiamo fatta! Questa mattina eravamo a 545 metri, ora 1300, zaini a terra!

24 Tappa:Ponferrada-Pereje km 28,3.

In vista della “cronoscalata” di domani, abbiamo preferito allungare la tappa di oggi, di non fermarci a Villafranca e di proseguire fino a Pereje: sono 4 case, si dorme in uno stanzone che può essere stato una stalla, ci sono delle travi enormi di quercia che reggono una luce di almeno 6 metri, rustico e carino, e i letti non sono a castello! Sono le 15,15, siamo partiti alle 07.00, zaini a terra!

Questa mattina per evitare il percorso attraverso il centro, abbiamo preso per Columbrianos usando il navigatore, abbiamo percorso qualche km attraverso la zona residenziale, sotto una pioggia piuttosto insistente che non ci ha abbandonato per tutto il giorno. Più avanti abbiamo cominciato a cercare le conchiglie, ci mancavano anche se sapevamo di essere nella giusta direzione. Cecilia ha allora tranquillamente fermato 2 automobilisti che si sono prodigati nelle indicazioni: a Fuentes Nuevas eravamo tornati “sulla retta via”.

Poi in lungo tratto a fianco della statale.

Le auto, ma cosa c’entrano le auto! Soprattutto quando vengono dal senso inverso si avvicinano minacciose, sono rumorose, fastidiose, fanno paura! Se uscissero di carreggiata saremmo capaci di evitarle? Sembrano “altro” rispetto al nostro mondo di viandanti, come non le avessimo mai usate! Se sono camion poi, sembrano draghi inferociti!

Siamo entrati a Cacabelos, un boccadillo e poi avanti verso Villafranca,

pecore, aria di casa, ciliege, perché quando passiamo noi non sono mai mature?

Abbiamo attraversato la statale, dei campi ordinati coltivati a vigneto, poi Villafranca.

Una chiesa del XII secolo, il castello, alcune case sono simili a quelle di certi villaggi alpini

Un’ultima salita di 4 km, al solito, non finisce mai!

23 Tappa:Foncebadon-Ponferrada km 31.

Ponteferrada hombres! – 207 km a Santiago!

Nella scala dei valori di Giampi prima vengono gli spaghetti, possibilmente con pomodoro san Marzano a pezzettoni fatto in casa e poi, oppure ex aequo, per non subire i sortilegi della maga Circe, Cecilia.

Ma la minestra comunitaria di ieri sera, all’arbergue parroquial Domus Dei di Foncebadon, ha allietato lo spirito prima di soddisfare l’appetito! Sottotraccia probabilmente insiste l’essenza del monachesimo e dell’uomo che nei secoli ha abitato e percorso queste terre, che non può non suggestionare i pellegrini di oggi.

Questa mattina usciamo così, una bufera di neve! Neve ghiacciata, ma leggera, che non punge, quasi ci gira attorno per corteggiarci, soffice sotto i piedi, avanziamo leggeri verso la cima Coppi del Camino: Cruz de fero 1500 m. slm.

Scendiamo, non è la strada giusta, ma ci ingannano le impronte di coloro che sono passati prima di noi, solo poco prima di El Acebo, paesino incantato,torniamo nel Camino, si scende ancora.

Il paesaggio è fiabesco, smette di nevicare, la ginestra bianca continua a dipingere i colli.

Entriamo a Molinaseca attraverso un ponte medioevale molto bello, una pausa e poi

via verso Ponferrada, le indicazioni ci fanno fare un ampio semicerchio prima di portarci fino in centro, siamo esausti, siamo arrivati, zaino a terra!

22 Tappa: Astorga-Foncebadon km 25,9.

Che poi ne abbiamo fatti 27, ma va bene così, soprattutto perché Gianpi si è rimesso in moto.

Dopo mezz’ora siamo in via Ecce homo, penso a come sono ridotto io, non a causa di una flagellazione, ma per fare la volontà di chi dico io!

Sempre fresco, la pioggia annunciata rimane lontana, in breve entriamo a Mulas de Rechivaldo ed incontriamo Chiara, una ragazza romana, a noi sembrano tutti ragazzi e questa fa l’avvocato da 12 anni, si fa presto a “confrontarci” ed il tempo corre più in fretta.

Incontriamo anche Paola di Bergamo che ci ha conosciuti tramite il sito Pellegrinibelluno, a proposito Oriano, abbiamo trovato ormai parecchi che dicono di averlo consultato. Poi Paola sparisce all’orizzonte, appena in tempo per dirle quanta fatica abbiamo fatto in dicembre a trovare gli “attributi ” del Colleoni.

Il paesaggio oggi è molto più vario, si sale, ma senza strappi,

Rabanal del Camino è un paese molto carino che sembra interamente ricostruito,

Gli ultimi km salgono più ripidamente,

Alla ” Fuente” siamo a 1232, dobbiamo arrivare ai 1430 di Foncebadon.

Finalmente spunta in lontananza, sembrava si fosse nascosto,

Dobbiamo ancora sopportare una, per fortuna non intensa e breve bufera di neve e poi ci accoglie la croce in un pueblo con molte case diroccate che lentamente rinascendo, grazie al passaggio dei pellegrini. Zaini a terra!

Oggi:Giorno di riposo.

Il pollo blogger Gianpi ha dovuto ricorrere alle cure mediche perché il Comitato Organizzatore ha deciso che dopo una settimana di bolle le stesse andavano controllate.

Sottoposto alle cure di due medici, di cui una abbastanza giovane e carina, gli stessi hanno estratto, disinfettato e fasciato che non si vede neanche nei cartoni animati! Alla luce di tutto ciò il Comitato Organizzatore (al quale si era aggregato anche Aloisio Contarini, Doge decaduto, ma sempre Doge, ha deciso, seduta stante, l’istituzione di un giorno di riposo! Il che, a onor del vero, anche se Gianpi ha votato contro, è previsto anche alla Vuelta di Spagna.

Una breve visita alla città, date le circostanze avverse, ci ha consentito di ammirare la cattedrale ed il palazzo episcopale di Gaudì.

L’interno della cattedrale, al solito, è maestoso, il coro in legno, sempre nella parte mediana, di notevole fattura, ancora caratteristiche le canne d’organo orizzontali.

Di richiamo il meccanismo, in alto sulla facciata di un palazzo, con il quale vengono suonate le ore.

Ci consoliamo perché abbiamo trovato gli spaghetti De Cecco e dei pomodorini freschi che allontaneranno la nostra melanconia!

21 Tappa:San Martin del Camino-Astorga km 23,2

Ier sera ci siamo sentiti come se stessimo partecipando ad una Veglia pasquale, eravamo in 13 attorno al tavolo: 5 coreani, un’ inglese, tre spagnoli, una francese, un brasiliano e 2 italiani (noi).

Un pane grande grande, il caminetto acceso, un ospitalero che versava la minestra col mestolo, e poi una specie di paiella e insalata, e poi il dolce, vino ” La mancha” (Don Chisciotte): offerta libera, proprio come doveva essere un tempo!

Si parte con la luna piena alta nel cielo e in breve sorge il sole

Ad Orbigo un lunghissimo ponte romano, poi strada dritta dritta, con qualche digressione, si va, si va, Gianpi con qualche problema ai piedi, ma si va.

Poi inizia la lunga discesa e l’avvicinamento ad Astorga,

Facciamo a gara a chi avvista per primo la cattedrale, è sempre un momento emozionante,

La Cattedrale diventa sempre più grande,

Una grande struttura per superare la ferrovia, il Cammino non può aspettare che le sbarre del passaggio a livello si alzino!

200 metri per salire in città vecchia, ci sono resti della romana Asturica Augusta, poi ci siamo, zaini a terra.

Siamo felici per questa Pasqua diversa, un grande augurio a tutti!